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Libertadores, finale rinviata. Quando si gioca River-Boca dopo gli incidenti

Libertadores, finale rinviata. Quando si gioca River-Boca dopo gli incidenti

La notizia del rinvio arriva dopo ore di trattative convulse. La finale di ritorno di Copa Libertadores 2018 tra River e Boca è stata spostata di un giorno, a domenica ore 17 in Argentina quando in Italia saranno le 21. E’ allora che si decreterà il vincitore del trofeo ma la gestione della situazione e gli episodi avvenuti determinano una sconfitta per tutti, vittime e carnefici. La ‘partita del secolo’, perché mai nel big match s’erano incrociate le due anime del futbol sudamericano, passa alla storia per vicende raccapriccianti. Una decisione inevitabile quanto discutibile, quando invece sarebbe stato più giusto annullare l’incontro per i fatti gravissimi accaduti prima del match e che hanno lasciato il segno sulla formazione ospite. La guerriglia urbana è iniziata non appena è spuntata la sagoma del bus che conduceva il Boca Juniors al Monumental di Buenos Aires.

Contro il pullman degli Xeneizes è stato lanciato di tutto: qualche vetro è andato in frantumi, alcuni calciatori sono rimasti feriti dalle schegge (due di loro hanno riportato lesioni alla cornea) mentre altri sono rimasti intossicati dall’aria appestata dal lancio dei lacrimogeni e degli spray urticanti da parte delle forze dell’ordine. Gli scontri sono proseguiti anche nelle ore successive: protagonista ancora una volta la parte più violenta della torcida biancorossa che prova a entrare senza biglietto. La polizia reagisce con proiettili di gomma, 16 persone sono già state arrestate dalle forze dell’ordine.

Le immagini dei calciatori gialloblù in preda a conati di vomito, difficoltà respiratorie, sotto shock hanno scandito il prologo della finale di ritorno della Copa Libertadores. Carlos Tevez, Fernando Gago, Julio Buffarini, Agustín Almendra, Nahitán Nandez e Darío Benedetto i giocatori senza fiato che hanno accusato un malore. Pablo Perez e Gonzalo Lamardo sono finiti in ospedale con un occhio tumefatto.

La gazzarra scatenata dai tifosi del River Plate ha trasformato in un bollettino di guerra quella che doveva essere solo una delle più belle e affascinanti partite del calcio sudamericano. Si partiva dal 2-2 dell’andata ma l’immediata vigilia del match è stata scandita solo dalle immagini degli incidenti, della caccia all’uomo e delle razzie che delinquenti travestiti da ultrà hanno fatto nelle strade limitrofe all’impianto approfittando dell confusione.

Pazzesco ma tutto vero: come il video della mamma che, per eludere i controlli, nasconde sotto la maglia della figlioletta i bengala da introdurre sugli spalti; come la sequenza videoclip che mostra il momento più cruento dell’aggressione, del panico all’interno del veicolo che trasportava squadra e dirigenti, del malore dei giocatori stesi sul lettino dello spogliatoio; come i continui rinvii da parte della Conmebol (la Federazione) che ha posto come termine ultime per il fischio d’inizio le ore 19.15 in Argentina, le 23.15 secondo il fuso orario con l’Italia.

Abbiamo tre compagni di squadra che non stanno bene. Noi non vogliamo giocare – le parole di Carlos Tevez in quei momenti d’incertezza – ma ci stanno costringendo a farlo… Nessun giocatore del River è venuto da noi per informarsi sulle nostre condizioni.

Ma, alla luce di quanto accaduto, le domande che sorgono spontanee assieme allo sdegno per quegli episodi di violenza: perché non si è rinviato subito il match? Perché non si è deciso di adottare nei confronti del River la punizione esemplare della sconfitta a tavolino? Perché non è stato preso lo stesso provvedimento che nel 2015 – a parti invertite – penalizzò il Boca? Perché aspettare tanto tempo quando era chiaro che una squadra assalita, scossa, deconcentrata, impaurita non poteva essere certo in condizione di affrontare un match di così grande importanza? Follia.

Fonte: Libertadores, finale rinviata. Quando si gioca River-Boca dopo gli incidenti